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Una coppia di mattacchioni vi invita a casa loro... Provate a dire di no!

sabato 18 luglio 2015

L'acciarino magico




Lui e lei sono distesi sopra una coperta in una radura lungo il fiume.
LUI: Il fiume dell'ardore, le acque rappresentano il nostro amore, che continua a scorrere imperterrito nonostante i mulinelli, i periodi di secca e i rifiuti che i teppisti ci buttano dentro.
LEI: No, ti prego.
LUI: Ti prego cosa?
LEI: Dimmi che non è vero.
LUI: Cosa?
LEI: Dimmi che ho sognato.
LUI(le dà un pizzico sul braccio): Sei sveglia, vedi?
LEI: Sento le forze che mi stanno abbandonando, le gambe non ci sono più, le braccia due tronchi... Come si può essere così stramaledettamente, schifosamente, balordamente sentimentali da paragonare il nostro amore al fiume? Tendente al romanticismo sì, pieno di principi morali pure, ma becero e banale come un talk show televisivo no! Come farò ora a tirare a campare? Sono finiti i tempi in cui si dimenticava il dolore e si ricordavano solo le cose belle. Anzi, oggi ricordo più il male che il bello.

LUI: Era bella come immagine! Nonostante le intromissioni degli altri, le crisi e i battibecchi, nonostante il marciume della vita, tiriamo avanti meravigliosamente.
LEI: AIUTO! C'è qualcuno lassù dietro quelle nuvole invisibili, cribbio?! Venite a prenderlo! Una volta era più che sufficiente, sai, oh mio piccolo rospetto? Dammi la bottiglia, ho bisogno di una compensazione estemporanea.
LUI: E fittizia.
LEI: Ma crepa! Ringrazia che non ti ho buttato nel fiume. Mi rovini proprio una domenica che ci siamo risparmiati la visita del formichiere e della crostata di pesche?
LUI: Non parlare così di mia madre, te l'ho già detto.
LEI: Oh sentitelo il piccolo bimbo che difende la mammina dalle grinfie della stregaccia! Crostata e formichiere, che bella coppia.
LUI: Ho bisogno di aria, qui non si respira.
LEI: Sta salendo il caldo. Sei bagnato fradicio, lì e lì, lì e lì...
LUI: Stai zitta! Lo sai che mi arrabbio quando mi si dice che sto sudando e sudo sempre di più.
LEI (ride sgangheratamente): Lo so, l'ho fatto apposta. Vendetta, mon amour, si chiama vendetta.
LUI: Ah bene, proprio bene. Perché non sposti quelle regali chiappe, alzi le mortadelle che hai per cosce, oh mia matrona, e mi passi l'asciugamano?
LEI: Devi aspettare che arrivi la gru per riuscire a sollevare questo informe ammasso di lardo! Cosa sono, una suina? Crepa!
LUI: Uh la la, licenza poetica, "suina".
LEI: Taci. Volevi dire che sono una grassona e stavolta nemmeno troppo tra le righe. Sai cosa ti dico, oh mio filibustiere? Utilizzi le parole di tua madre. Vediamo l'ora: le undici... sì, è inevitabile. Siccome arriva a casa nostra sempre più o meno a quest'ora, sta parlando attraverso di te: ha il potere di infilarsi nel tuo corpo e parlare. Con quel sederone che si ritrova, la vecchiarda, non ci starebbe di sicuro lì dentro! Forse la crostata di pesche ha dei poteri, è una specie di acciarino magico! Passami la bottiglia di vodka.
LUI: Ma te l'ho già passata prima.
LEI: Oh guarda un po'! Timbrami la scheda "ingressi in Alcol-Landia"! Ti ricordo che sono abbonata annuale con ingressi illimitati, capito?
LUI: Già. Questo bere ci porterà alla morte.
LEI (in ginocchio e con le mani giunte): Oh reverendo, mi perdoni perché ho peccato in pensieri parole opere e omissioni, mi dia l'assoluzione!
LUI: Immagina: la stessa scena, io e te sul fiume, soli, che ripensiamo a quando, sempre sul fiume, ci eravamo stati tanti anni prima, una tovaglia apparecchiata per il pranzo, tu che cerchi di fare la voce grossa con due, tre pargoli che non ti obbediscono e non vengono a mangiare... io che pesco con il quarto là, su quel sasso...
LEI: Prima cosa: non sono una coniglia, quattro credo sia oltre ogni pidocchiosa fantasia; seconda cosa: non ho più l'età per le fantasie; terza cosa: perché vuoi ferirmi in questo modo? Non abbiamo fatto figli, e allora? Sarebbe stato bello, è vero, forse sarei maturata come donna, come persona, ora non sarei una beona che sbarca il lunario senza alcun orizzonte... vero?
LUI: Scusa.
LEI: Anzi: ti dirò di più. Io non mi ci sento quella beona non realizzata piena di niente. Sarebbe stato bello, è vero, ma una volta che le decisioni sono state prese e di comune accordo, non ha alcun senso farsi del male in questo modo bislacco. E' una tortura bella e buona. Sai di chi è quell'immagine della beona buona a niente che non ha concluso nulla dalla vita?
LUI: Di mia madre.
LEI: No, caro, è tua. Sarà anche sua, ma a cinquant'anni non puoi continuare a incolpare la madre per i tuoi turbamenti. Ormai sei tu che mi vedi così. A cinquant'anni, caro mio, hai il dovere di riconoscere ciò da cui sei venuto e decidere. Separare e respingere, separare e respingere, ecco cosa devo fare io, invece. Non voglio far parte di questo tuo perfido, sottile gioco. Ho una dignità anche se non ho avuto figli, cazzo. Cullatela tu, nelle tue notti insonni, questa fantasia. Io non sono così. Riconoscere e respingere. Versami da bere.
LUI: Fino al "versami da bere" eri credibile. Su, su, non farla lunga, hai bevuto troppo.
LEI: Che Dio ti strafulmini! Dio parlo come Martha... Parlavo seriamente. Quando non sai più rispondere, mi accusi sempre di essere ubriaca. Questo conferma la teoria sopra esposta.
LUI: Dio che caldo.
LEI: Caro maritino, che la tua natura di maschio debba venire fuori proprio in questi frangenti non mi piace affatto. Sarebbe meglio venisse fuori altrove, ci siamo capiti? Questo tuo far finta di non aver sentito, di cambiare discorso e negare... lo odio.
(pausa piuttosto lunga, si ignorano, guardano verso il fiume)
LEI: Bah, gli uomini. Che Dio li strafulmini tutti!
LUI: Chi ha paura di Virginia Woolf!

LEI e LUI (in coro, saltando sulla coperta, cantano): Chi ha paura di Virginia Woolf! Chi ha paura di Virginia Woolf! 

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