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Una coppia di mattacchioni vi invita a casa loro... Provate a dire di no!

martedì 14 luglio 2015

Scene di coppia in autunno




Scena 1

LEI (parlando tra sè mentre morde una banana): Dove diavolo è finito quell'idiota?
(apre la finestra e grida verso il giardino): Perché non entri in casa? Cosa diavolo fai lì fuori come un matto?
LUI: Credo di poter restare fuori quanto mi pare.
LEI: Oh sentilo fa il risentito! Entra, balordo!
LUI: Mi vuoi coprire di baci, vero?
LEI: Dalla testa ai piedi! Puah!
LUI: Come?
LEI: Puah, ho detto.


LUI (entrando in casa): Ti ricordi quello spettacolo che abbiamo visto ieri in televisione?
LEI: Che spettacolo?
LUI: Quello con la Melato.
LEI: Adesso tiri fuori quello stramaledetto barboso spettacolo? A quest'ora?
LUI: Chi lo vieta?
LEI: Io, caro adorato furetto.
LUI: Furetto mi mancava. Mi dai una media di cento nomignoli al giorno.
LEI: E allora? Non potrei?
LUI: Tu puoi fare tutto, sei la regina suprema del nostro inferno.
LEI: Siediti qui.
LUI (si siede accanto a lei, sul divano): insomma te lo ricordi quello spettacolo?
LEI: Di cosa stai parlando?
LUI: Della Melato. Mariangela Melato. Donna, attrice, presente?
LEI: Crepa! Sì che ho presente, e allora?
LUI: Ricordi gli applausi alla fine di quello spettacolo?
LEI: Perché dovrei ricordare i fottutissimi applausi di quello stupido pubblico?
LUI: Perché eravamo tra il pubblico. Che bizzarra coincidenza, pensammo, hanno trasmesso la replica che vedemmo noi almeno dieci anni fa. Eravamo a Firenze.
LEI: Già, ora ricordo.
LUI: Ricordi anche il seguito della storia?
LEI: Quale seguito? Non era finita lì questa lagna di viaggetto down memory lane?
LUI: No, non è finito. Insomma mi sono tornati in mente gli applausi e i suoi occhi un attimo prima di scomparire...
LEI: Cosa avevano? Un orzaiolo? (scoppia a ridere)
LUI: Erano occhi felici. Ci siamo chiesti chissà dove se ne andrà adesso, con quegli occhi. Poi l'abbiamo intravista che beveva un bicchiere di vino rosso con alcuni attori in un'enoteca, ricordi? E quando ieri ho rivisto proprio quello spettacolo e quegli occhi...mi sono ricordato che è morta. Non li rivedremo più quegli occhi.
LEI: Postilla numero uno: queste farneticazioni deliranti le fai sempre tu, non io, io ti guardo e trattengo le ventate di lava che ti tirerei, le tengo nel pugno chiuso, come un sassolino prezioso. È morta, e allora? Quanta gente muore ogni giorno senza che tu e il tuo sentimentalismo da quattro soldi ve ne accorgiate? Milioni!
LUI: Ora capisco qual è il tuo mestiere: sei la spegnitrice di entusiasmi! Colei che toglie importanza, ardore alle emozioni altrui!
LEI: Ha parlato il moralista, rendiamo grazie a Lorenzo il merdifico!
LUI: Che donna volgare.
LEI: Io sarei una donna volgare? E Martha forse non lo è?
LUI: Martha?
LEI: Martha!
LUI: Quella Martha?
LEI: Sì, sì, quella!
LUI: Ci risiamo, parli dei personaggi dei libri come se fossero persone vere. Sei matta.
LEI: Ah questa è bella! Domani la racconterò alle amiche davanti a un tè fumante, anzi davanti a una bella cassa di vino! Ci aiuterà a dimenticare la tristezza che salterà su dopo l'ilarità precoce che susciterà questa storiella! Lui può frignare per gli occhi di Mariangela Melato e disperarsi perché è morta e io non posso riferirmi a lei, a Martha, come se fosse una persona vera?
LUI: Fai come ti pare. Anche lei è una donna volgare.
LEI: Chi ha paura di Virginia Woolf, Virgina Woolf, Virginia Woolf!
LUI: Tu no di certo. Tu fai paura.
Va in cucina e prende una bottiglia di vino.
LEI: Cosa fai?
LUI: Mangio una castagna. Non vedi? Sto aprendo una bottiglia di vino.
LEI: Io non sono Martha. Io non bevo.
LUI: Io invece sì, sono George.
LEI: L'ho sempre detto che eri un mollaccione. Guarda me: cinque anni più giovane, capelli morbidi, seno prosperoso.
LUI: Mi piaci quando ti lanci in questi spot da quattro soldi. Che me ne importa del tuo corpo?
LEI: Non te ne importa? Questa è bella. Potrei mettermi a mangiare come una fogna ingurgitando di tutto senza che tu ti scomponga? Se diventassi cento merdosi chili per te sarebbe lo stesso?
LUI: Esatto.
LEI: Questa è bella. Lo farò, uno di questi giorno inizierò a mangiare come una vacca. Così una notte ti girerai e mi toccherai con il braccio e sentirai rotoli di lardo fumante, salami di grasso e prosciutti di pelle cadente e realizzerai che non avresti mai dovuto dirmi questo.
LUI: Sei pazza. Ti metteresti a mangiare come una fogna solo per farmi dispetto?
LEI: E allora? Ecco comincio ora (si alza, prende una vaschetta di gelato dal frigorifero, un cucchiaio e torna a sedersi sul divano)
LUI: Quegli occhi lì, tu non li hai mai avuti.
LEI: All'inizio, non credi? Tutti hanno il diritto di avere quegli occhi lì all'inizio. Se nemmeno allora li ho avuti, tanto vale che mi ammazzi.
LUI: Già.
LEI: Cosa?
LUI: Scherzavo. Quando fai il melodramma mi fai impazzire.
LEI: Postilla numero tre.
LUI: E la numero due?
LEI: Fottiti!
LUI: Era quella la numero due? Fottiti?
LEI: Sì. Postilla numero tre: che spettacolo era?
LUI: Come che spettacolo era... Chi ha paura di Virginia Woolf!
LEI: Io no.
LUI: No, tu no. Sei pazza.



Scena 2

LEI (al telefono): Allora, Marina? Cosa mi racconti? Sì, lo sai, mi sono venute. Che novità. Alla fine ti abitui a tutto anche al mestruo.
LUI: Questa me la segno, ci faremo un poemetto sopra.
LEI: Taci! No, non tu Marina, parlavo con il mio marito adorato. Mi ha detto che sono una spegnitrice di entusiasmi. Come li spengo io non li spegne nessuno. Come che ti frega? Allora crepa! (sbatte giù la cornetta).
LUI: I tuoi modi a volte sono fin troppo affettati, cara.
LEI: Chissà come si fa a fare un figlio così rimpinzato dalla testa ai piedi di sarcasmo. Lo chiederò a tua madre quando viene con la solita crostata di pesche.
LUI: Più o meno siamo come loro.
LEI: Loro chi?
LUI: Marta e George.
LEI: Poi sarei io quella che parla dei personaggi inventati come se esistessero?
LUI: In fondo esistono.
LEI: Già. Ci troviamo d'accordo su qualcosa, quasi quasi mi ammazzo qui sul momento per celebrare il momento. Non capita mai. Almeno morirei felice. Non trovi?
LUI: Siamo come loro. Figli zero, risentimento tanto e voglia di comunicare assente non giustificata.
LEI: Ma se parliamo tutto il giorno!
LUI: Il nostro non è comunicare.
LEI: Aspetta che è iniziata la lezione, prendo carta e penna. Driiiiiiiiiiiin! In classe ragazzi!
LUI: Stronza.
LEI: Sai caro mio furetto cosa c'è che non mi è mai andato giù di te?
LUI: Sentiamo.
LEI: Che hai una indole moraleggiante, cardinalizia e dannatamente urticante.
LUI: Sì.
LEI: Oh mi ha dato ragione! Altro picco nella mia vita di povera moglie derelitta.
Lui si alza dal divano e accende la televisione. Ci sono delle voci indistinte. Lei lo costringe ad alzarsi e prendono a ballare uniti come se fosse un valzer viennese. Lei inizia a cantare un'aria d'opera.
LUI: Che bella voce che hai.


LEI: Grazie, tesoro. (riprende a cantare dopo averlo baciato sulla guancia).

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