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Una coppia di mattacchioni vi invita a casa loro... Provate a dire di no!

martedì 4 agosto 2015

Il profeta Isacco e la peccatrice

Scena 1
Lui e lei sono seduti sul divano di casa, stanno guardando fuori dalla finestra. Ci sono dei bambini che giocano con gli aquiloni.
Lei: Il battesimo di tuo nipote, puah. Non vedo l’ora.
Lui: Meglio de "La sbornia di tua moglie", che saresti tu.
Lei: Ma taci. Ci sarà anche la nonnina. Speriamo che se la mangi il lupo. Già mi immagino la scena del rinfresco, l’ha organizzato lei fino all’ultimo dettaglio: saremo sommersi da crostate di pesche e io non saprò come resistere dal deflorarle con un coltellaccio.
Lui: Sei una donna volgare, te l'ho mai detto?
Lei: Infinite volte.

Lui: Repetita iuvant.
Lei: Avanti, lorsignori, è iniziata la lezione! Il profeta Isacco è già partito con una parabola!
Lui: Sei geniale quando fai così.
Lei: Tante grazie, sua maestade.
Lui: Di nulla, oh peccatrice.
Lei: Perdoni i miei peccati, la prego, oh mio salvatore. Che ridere! Torniamo a noi, ti stavo per chiedere: si può sapere a chi piace questa fottuta crostata di pesche?
Lui: Piaceva a mio padre.
Lei: Non me l’avevi mai detto. Ecco perché si ostina a farla. Almeno c’è un motivo per una – dico una – delle sue fissazioni.
Lui: Lascia stare mia madre.
Lei: Oh guai a chi gliela tocca.
Lui: E tua madre? Vogliamo parlare di tua madre?
Lei: Quella è rinchiusa, che c’entra?
Lui: Non sei contenta di rivedere mia sorella?
Lei: Alessandra?! La madre del battesimando?
Lui: No, l’altra. Lei lo so già che non la reggi. La lista delle persone che sopporti su questa terra ci starebbe su un misero post-it.
Lei: Come la tua carriera di dongiovanni, basterebbe un opuscolo formato a4 pieghevole. Anzi, come dicevano un tempo: un pamphlet.
Lui: Simpatica creatura. Insomma Anna non sei contenta di vederla?
Lei: Certo, la adoro, è l’unica persona sana nella tua famiglia.
Lui: Escluso me.
Lei: Compreso te! Ah, che ridere. Su, su non fare quel broncetto, mio caro furetto. Scherzavo.
Lui: Hai fatto la rima. Forse, considerando quanto alcol ti entrerà in corpo nel corso della giornata, a sera ti uscirà un bel poemetto.
Lei: L’unica persona sana, già. Non si è sposata, ha fatto la sua vita. Ha fatto bene. Chi se ne frega del fatto che sia lesbica? Assomiglia a una donnola, lo sai?
Lui: E tu ad una volpe volante.
Lei: Tante grazie.
Lei si alza e si avvicina alla finestra, guarda fuori con occhi pieni di tristezza.
Lui: Uno avremmo potuto farlo, vero?
Lei: Già, ma ormai è tardi. Madre natura ha deciso per noi.
Lui: Potremmo sempre adottarne uno.
Lei: Sì, per farlo sentire un disadattato che ha per genitori due mezzi nonni.
Lui: Non esagerare, tu hai cinquant’anni, io cinquantatré.
Lei: Ormai è andata come è andata.
Lui la abbraccia, lei si asciuga due-tre lacrime.
Lei: Versami da bere.
Lui: Non è presto per aprire le danze?
Lei: Non è mai presto per dimenticare.
Lui: Sentitela! Sarà una giornata epocale.
Lei: Taci e versa.
Lui va in cucina e torna da lei, davanti alla finestra, con due bei bicchieroni di Scotch con ghiaccio.
Lei: Cosa ci è successo?
Lui: Niente, non ci è successo niente. Siamo forse mai stati diversi?
Lei: No, hai ragione, non ci è successo nulla. Proprio nulla.
Lui: Bel finale drammatico. Peccato che manchi la trama.
Lei: Sei crudele.


Scena 2
Più tardi, la sera della stessa giornata.

Lei apre la porta ed entra, con andatura claudicante. Lui la segue e si chiude la porta alle spalle, leggermente più sicuro nel passo. Si lasciano cadere sul divano come due pesi morti.
Lei (ride sguaiatamente): Non è bello essere lo zimbello della schifosissima, ipocrita, borghesuccia festicciola del Sacrosantissimo battesimo del dolcissimo Enricuccio? Mi guardavano come se fossi un dinosauro piombato tra loro dal mesozoico.
Lui: Devi sempre renderti ridicola. Quando hai chiesto a Franco un altro ballo con quell’aria da sgualdrina… mia madre a momenti sviene.
Lei: No, no, non sviene, con quei tronchetti che si ritrova come zampe. Hai notato? Non ha né caviglie né piedi, solo due bei pilastri.
Lui: Questa è buona.
Lei: E tu? Ti sei addormentato mentre il piccolino ti ripeteva la poesiola di fine anno. “Zio, zio! Non mi ascolti più?” ha detto il moccioso dopo che avevi buttato la testa all’indietro.
Lei si alza e va in cucina.
Lui: Cosa stai facendo?
Lei: Mi sto versando da bere. Ne vuoi?
Lui: Facciamo che questo è il bicchiere della staffa. Non credi di avere bevuto abbastanza?
Lei: No, ancora mi ricordo di te! Però tua madre sta scemando lentamente nell’oblio.
Lui: Ecco un bell’inizio per un poemetto senza pretese! Lo sapevo che sarebbe arrivato.
Lei: Senza pretese come il mio bel maritino!
Lui: Siamo entrambi senza pretese.
Silenzio.
Lei: Guarda, un aquilone è rimasto impigliato nel nostro glicine.
Lui: Già.

Tornano a sedersi sul divano, si baciano e lentamente si addormentano l’uno nelle braccia dell’altra.

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