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Una coppia di mattacchioni vi invita a casa loro... Provate a dire di no!

mercoledì 30 settembre 2015

A spasso per l'Antico Egitto



Lui: Amore mio, ti auguro che sia un anno pieno di cambiamenti e belle cose!
Lei: Sì, un marito nuovo fiammante, magari più giovane, con qualche capello in più, un fustaccio muscoloso… Su, non fare quegli occhi da marmotta ferita, era uno dei miei scherzi! Che me ne faccio di un fantoccio di plastica? Ho te, che sei colto, così paziente e anche dolce come un omino di panpepato!
Lui: Sul finale deve essere iniziata la digestione o l’alcol ha dato una sferzata… Comunque, auguri mio piccolo panettone!
Lei: Idiota. Buon anno! I propositi per l’anno… quali sono? Versami da bere.
Lui: Che bei propositi! 
Lei: Rispondi, triglia.

Lui: Vorrei iniziare un nuovo viaggio dentro noi stessi, raggiungere certe altezze del passato, il nostro momento migliore. Ormai siamo, come dire, assuefatti a noi stessi. Un tempo non era affatto così.
Lei: Ohi bo! Quando meno lo aspetti inizia il sermone in questa casa, aspetta che prendo il cilicio e mi punisco un po’. Padre mi perdoni, ho peccato in pensieri, parole, opere e omissioni!
Lui: Blasfema. 
Lei: Ho capito cosa vuoi dire. Ma non è per tutti così? Le esperienze, le relazioni non sono forse sempre più poetiche sul loro nascere?
Lui: Hai ragione. In fondo, non c’è scampo: è sempre così.
Lei: Allora qual è stato il nostro momento migliore? Che poi, caro il mio maritino simbiotico, non è mica detto che questo momento migliore sia lo stesso per entrambi!
Lui: Intendevo il momento migliore della nostra coppia.
Lei: Che noia andare a spasso per l’Antico Egitto, le terre di Babilonia e il giardino dell’Eden, la mitica Atlantide…
Lui: Andiamoci per una volta, su, cara.
Lei: Il nostro momento migliore, fammi pensare. Vediamo se con un goccetto di vino mi torna la memoria. Versa, satiro!
Lui: Per quanto mi riguarda l’Oscar del miglior momento…
Lei (lo interrompe lanciandogli una ciabatta): Oh sentilo come parla, “l’Oscar del miglior momento”… mi viene il voltastomaco. Tutta questa pomposità il primo dell’anno ci farà male, non credi?
Lui (gliela restituisce in testa): Basta, lasciami andare avanti! Sei una donna impossibile. Il nostro momento migliore è stato proprio durante quella crociera sul Nilo, pochi anni dopo che ci eravamo sposati. Tu eri così bella, giovane… le speranze, i sogni… io e te, alla scoperta di luoghi sconosciuti e soprattutto alla ricerca di noi stessi. Com’eravamo castigati, allora, pieni di pudori e di timore l’uno nei confronti dell’altra.
Lei: Prima frustata! Che male… a una donna dire che ‘era bella, giovane’ è come cacciarla in un sarcofago e buttare via la chiave, razza di insensibile. Ora cosa sarei, una zuppa inglese andata a male? Un babà ammuffito?
Lui: Così mi fai venire voglia di dolci, e non ne abbiamo in casa…
Lei: Per me non è stato quello, vedi come cambiano le cose da una testaccia all’altra?
Lui: E quale sarebbe stato per te il nostro momento migliore?
Lei: Prova a indovinarlo. Non eravamo ancora sposati.
Lui: Altro che Antico Egitto, qui siamo al Big-Bang! Vediamo… aspetta che bevo un sorso, ecco così va meglio. Ci sono!
Lei: Dai, sputa l’osso. Se non indovini, toccherà a te uscire e andare a prendere un bel vassoio di paste. Diversamente, ci andrò io.
Lui: Quella serata in cui suonammo insieme per la prima volta, a Roma! Doveva essere Poulenc.
Lei: sì, il Concert champêtre per clavicembalo e orchestra. Sarei tentata di mentire per non dover essere costretta a uscire, dannazione, ma sono troppo onesta… ci hai preso, mio sapiente di un maritone.
Lui: E perché proprio quella volta?
Lei: Come, allora non ricordi un bel niente! Tocca a te, tocca a te!
Lui: Tanto ci sarei andato comunque, nemmeno una bomba riuscirebbe a farti alzare da quel divano.
Lei: Mentre suonavamo, ci guardammo tutto il tempo, fu un’esecuzione portentosa. Mai violino e violoncello erano stati così melodiosamente impastati. Ci fecero un sacco di complimenti. Insomma, essere lì, con tutta la vita davanti e quella promessa che univa i nostri sguardi innamorati di stare per sempre insieme, e la musica…
Lui: Fu bellissimo, hai ragione.
Lei: Vieni qui, mio bel violinista, fatti coccolare.
Lui: Perché non proponiamo a Vittorio di rifare quel pezzo di Poulenc?
Lei: Ci penseremo domani, vieni qui, ti ho detto.
Lui: Vado a mettermi le scarpe per uscire!
Lei: Allora muoviti, altrimenti dovrai accontentarti di questo zuccotto trapassato…
Lui si ferma e la guarda, poi: Ti ricordi che giorno era?
Lei: No.
Lui: Era la sera di Natale!
Lei: Ah, già.
Lui (la guarda intensamente, poi la bacia): Cara.
Lei: Sì?
Lui: Buon anno.
Lei: Buon anno a te, tesoro. Mi terrò questo bell’omino di panpepato.

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