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Una coppia di mattacchioni vi invita a casa loro... Provate a dire di no!

martedì 27 ottobre 2015

La Pasqua di Lui e Lei


Lui e Lei sono in auto. Lei tiene un braccio abbandonato fuori dal finestrino, lui è concentrato, va a tutta velocità.
Lei: Da chi l’hai presa questa mania di guidare come un matto ancora non l’ho scoperto. Dovrò chiedere a tua madre.
Lui: Di certo non da mio padre.
Lei: Finiremo per ammazzarci una volta o l’altra.
Lui: Non portare rogna.
Lei: Ma taci.
Lui: Cos’hai?


Lei: Aspettavo questa domandina come una moglie aspetta il marito che torna dal lavoro con la tavola apparecchiata e l’arrosto nel forno, come una baldracca che attende l’ultimo cliente della sera e già pregusta il tepore di casa e la voce melodiosa del suo uomo, se ce l’ha… “Cos’hai?” quante volte me l’hai domandato nel corso della nostra vita? Almeno un milione.
Lui: Allora? Cos’hai?
Lei: Ah voi uomini siete buffi, un vero spasso! Basta chiedere per ottenere. Che ne so che cos’ho? E’ da stamattina che mi si è appiccicata addosso questa malinconia che non mi permette di lasciarmi andare ai soliti pensieri. Una specie di malumore senza nome e senza colore.
Lui: Povero amore mio, così sensibile. Quel velo di malinconia o qualsiasi cosa sia ti rende dannatamente attraente, sai?
Lei: Ottimo tentativo, ma non credo che basti un complimento  – tra l’altro nemmeno molto articolato benché efficace in un certo qual modo nella sua semplicità – per uscire dal tunnel. Il tempo che passa e ci schiaccia… La monotonia che ci striscia addosso… la mancanza di qualcosa…
Lui: Stai proprio inguaiata.
Lei: Oh non come voi uomini, che basta avere una bella topastra nel letto, a casa, un’altra magari in un mini appartamento fuori città e chissà pure una terza, forse virtuale dentro il computer, una cenetta, una bottiglia di vino o una birra e tutto è come dev’essere!
Lui: Ti ringrazio a nome di tutti gli uomini per questa analisi così approfondita e affatto banale.
Lei: Ma sentitelo! Sei così deprimente nel tuo sarcasmo o cinismo – non ho mai capito bene la differenza  – che mi verrebbe voglia di buttarmi dalla macchina in corsa per dimostrarti quanto ti apprezzo! Una povera diavola ti apre il suo cuore, butta sul tavolo i propri drammi e tu cosa dici? “Stai proprio inguaiata”. Cazzo, grazie.
Lui: Forse hai solo bisogno di sfogarti con me. Forza, avanti, butta fuori tutto, ci sono abituato, non avere paura, vomitami addosso tutta la tua crisi di mezza età!
Lei: Non butto fuori un bel niente, caro il mio rospetto, mi sta già passando. Perché non facciamo tappa al solito bar per un bicchierino? Credo che mi spetti di diritto, visto che stiamo andando a pranzo da tua madre ed è pure Pasqua. Chissà che dolce avrà fatto.
Lui: Simpatica. Ormai l’avrà capito che non la sopporti la crostata di pesche.
Lei: Certo che l’ha capito, ma la megera lo fa apposta a ripropormela tutte le volte.
Lui: Va bene, fermiamoci, ma facciamo in fretta che siamo già in ritardo.
Lei: Ma se sono le undici! Prima di mezzogiorno non si vedrà nessuno, e coi tempi della vecchia non pranzeremo prima delle tredici. Oh non fategli fare tardi da mammina!
Lui: Forse è l’astinenza da alcol che ti tira giù.
Lei: Simpatico cricetino. Ahi! Come diavolo guidi? Mi hai fatto sbattere la testa contro il vetro, maledetto!
Lui: Lo sai ormai che freno, inchiodo e corro come un matto.
Lei: Già, sei mite come un agnellino per tutto il resto, ma quando guidi salta fuori questa smania di correre che mi spaventa.

Un’ora dopo. Lui esce dal bar tenendo lei per le braccia, come sorreggendola.
Lui: Lo sapevo che sarebbe andata a finire così… siamo ubriachi! Come faremo ora?
Lei: Obiettivo raggiunto! Così riuscirò a sopportare meglio le angherie della vecchia strega di Hansel e Gretel! Sei sicuro che non ti abbiano abbandonato nel bosco da bambino con la sorellina, e gli uccellini mangiarono tutte le molliche di pane, e trovaste una casa fatta di marzapane con una stregaccia che cuoceva i bambini nel forno dopo averli fatti ingrassare? Dammi il ditino, oh bel bambino! (prende il dito di Lui) Mhm, sei grasso quasi a puntino! Ah ah ah!
Lui: Sei proprio una cretina. Sali in macchina, forza! Sarei grasso a puntino, eh? E tu? E se invece fossi tu quella che la stregaccia si vuole mangiare? Guarda che bei maniglioni anti-panico che hai attorno ai fianchi!
Lei: Razza di maleducato! Sono solo in carne, ed è il buon vivere. Mi piace mangiare, bere e divertirmi!
Lui: Sali in macchina, cosa fai? Non ti stendere a terra, arriverai da mia madre tutta lercia!
Lei: Oh poverina la mammina! Che maledizione una nuora grassa, alcolizzata e pure volgare!
Lui cerca come può di tirarla su da terra; dopo vari tentativi falliti riesce a metterla in macchina.

In auto.
Lei: Certo ero bella quella volta, in quella radura alla Comunione di quella tua cugina. Stavamo assieme da pochissimo tempo… ricordi?
Lui: No, non ricordo.
Lei: Puah, voi uomini, sempre smemorati. La foto, ricordi la foto?
Lui: Quale foto?
Lei: Se non ti ostinassi ad andare a duecento all’ora, forse una parte delle tue facoltà intellettive sarebbero funzionanti, cazzo! Quella foto in bianco e nero, che poi tua sorella ha fatto colorare tanti anni dopo, dove ci siamo io, te, la bimba e sua madre. Avevo una spensieratezza sulle pupille e sulle punte dei capelli… ricordo l’esatto istante. Tentavo come potevo di tenere a bada i capelli che però a causa del vento non mi davano tregua. E tu, poi c’eri tu.
Lui: Io?
Lei: Già tu. Forse non sei tu, come non sono più io quella lì… Eri un vero fusto. Dopo aver fatto la foto mi prendesti per la vita e mi baciasti, davanti a tutti. Tua madre a momenti sveniva…
Lui: Il Barbera non si è portato via la malinconia di cui ti lamentavi.
Lei: No, non fa miracoli.
Lui: Già.
Lui si sposta verso di lei e la bacia.
Lei: Attento! Ah!


Un’ora più tardi. Lui e Lei fanno il loro ingresso in casa della madre di lui. Sono spettinati, sporchi di fango ed erba, l’aria di chi è appena sopravvissuto ad un disastro aereo.
Un silenzio quasi mistico si spande sulle facce dei presenti che si limitano a guardarli con disprezzo.
La madre: Dove diavolo eravate finiti? Guardatevi come siete conciati!
Lei: Oh mia cara suocera adorata, buona Pasqua!
Lui: Siamo finiti nel fosso con la macchina e avevamo i cellulari scarichi. Ci hanno messo un sacco di tempo a tirarci fuori. Tutta colpa tua, me l’hai lanciata tu la maledizione, a inizio mattina.
Lei: Taci, beone. Signora, lo conosce suo figlio, corre come un demonio e si sa dopo aver bevuto un bicchierino non si deve guidare!
La madre: Cosa vai blaterando? Mio figlio guida benissimo! Sarai stata tu a mandarlo fuori strada con quel sedere!
Lei: Il mio sedere non c’entra un fico secco, cara la mia stregaccia. E sa cosa le dico? Al diavolo lei, la crostata di pesche e quella dannata casa di marzapane. Non mi farò rinchiudere in una gabbia, capito? E stia attenta che si sa come va a finire la storia, è lei che finisce nel forno!
La madre:  Cosa diavolo dice quella matta?
Lui: Lascia perdere, mamma, era un discorso tra me e lei.
Lei: E due bottiglie di un buon Barbera!
Lui e Lei si guardano e scoppiano a ridere sguaiatamente, poi si abbracciano. I parenti piano piano ricominciano a parlare e si avvicinano ai due per salutarli. La vecchia madre se ne resta seduta sulla sua sedia e scuote la testa, mentre giocherella con le briciole della tanto amata crostata di pesche.

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